OrlandoLab è un progetto multitasking per un luogo nella Fortezza di girifalco a Cortona e Altrove. WORK IN PROGRESS >>

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Palladio 500

Novembre 30th, 2008 by giacomo

Oggi 30 novembre, 500 anni fa, a Padova riceveva il battesimo Andrea di Pietro della Gondola, per gli amici Andrea Palladio. Di umile nascita, costruì almeno una sessantina di edifici gran parte dei quali ancor oggi dicono del suo straordinario talento di artefice, e mai fu ricco.
Ho avuto la fortuna, questa settimana, di visitare a Vicenza la mostra www.palladio500anni.it (che sarà poi in tour Londra-Barcelona-Madrid) con la guida di Howard Burns e Amedeo Belluzzi (il quale sta peraltro collaborando al nostro laboratorio di tesi di laurea sulla Fortezza cortonese): in pratica un duetto live strepitoso, da un assolo ad un altro, dai ragionamenti sul Palladio dell’architettura colorata – ben diverso da quello candido al quale siamo abituati – fatti su un certo Canaletto esposto per l’occasione, alle osservazioni per disegno e per modello sulle differenze tra quanto documentato dai progetti e quanto effettivamente realizzato, fino al “Palladianesimo mediterraneo”, considerando la possibile influenza che l’architettura di Palladio esercitò – per il tramite del suo cult-book, i “Quattro libri” (1570) verosimilmente veicolati dal Console veneziano Marcantonio Barbaro - sul grande architetto di Costantinopoli, Sinan.
Chiude la mostra un bel ritratto maschile firmato da El Greco, che Lionello Puppi ritiene ritratto del Nostro.
Per me, trovo geniale che Palladio, di gran lunga l’architetto più imitato al mondo, legato da amicizia e reciproca stima ad un altro grande artista del periodo, Giorgio Vasari - si sia interessato pochissimo alla forma delle fortezze, che pure allora erano al centro del dibattito disciplinare: riteneva che mai nessuna fortificazione, comunque disegnata, avrebbe resistito all’assalto di un esercito ben guidato ed organizzato; perciò illustrò i Commentari di Cesare, qualche tempo dopo (pare) studiati da Kubrick per il suo Spartacus (1960).
Andrea Palladio, con alcuni amici umanisti che per innovare un logoro presente seppero ripartire dall’antico, fu membro dell’Accademia Olimpica – della quale realizzò la sede, il magnifico Teatro Olimpico – a suo modo Bauhaus, ovvero Factory, o perfino OrlandoLab.

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umberto angelini al lavoro

Novembre 29th, 2008 by lorenzo

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Claude Orlandista onorario

Novembre 23rd, 2008 by lorenzo

solo per ricordare a tutti noi che questa settimana compie 100 anni CLAUDE LEVI STRAUSS.
A lui il titolo di Orlando Onorario!!!

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R-esistere (by DARIO PAINI-l’ingegnere acustico)

Novembre 20th, 2008 by lorenzo

In treno, di ritorno da Cortona, dove i fortezzari si sono riuniti per sentire le cose e tradurle pian piano in idee linee cose.
Sto scrivendo sul mio taccuino, a mano (è così liberatorio potersi permettere di non usare il computer ogni tanto); magari sul treno è un po’ più difficile… è come se qualcuno ti desse continuamente degli spintoni sul gomito, porcaeva).
Ma resisto.
La parola “resistenza” è entrata di prepotenza in questa fase della mia vita. Non quella della guerra, di cui in fondo non so nulla. Qualcosa d’altro. Da Wikipedia ho letto che la resistenza è la capacità degli uomini di sopportare la fatica. Sopportare, che non è reagire. E’ qualcosa di oltre. E’ come lo zero tra il +infinito e il – infinito…
Resistenza è dire: le cose vanno così? Ok, io continuo a perseguire un fine che è fare le cose al mio meglio, con una coscienza serena. Indipendentemente da mode, lune, menate. Se ne parlava a tavola proprio ieri, il Lore ha ripescato una frase di Calvino che andava proprio in questa direzione.
Fare del mio meglio.

Resistenza significa:
Rimettersi in discussione ogni volta che un cambiamento è necessario
Essere umili
Cercare e sentire i proprio talenti. E quelli degli altri
Usarli
Sentire di potercela fare ma senza diventare presuntuosi
Non fare nulla se si sente che non c’è nulla da fare
Pensare che l’idea migliore non è dentro di te ma nasce grazie all’interrelazione. L’idea è nell’aria, noi portiamo un pezzo del puzzle. Una lampadina si accende quando i fili + e – sono collegati a una sorgente di energia, e se c’è il filo gialloverde è meglio, ti aiuta a tenere i piedi per terra.
La soluzione è semplice, ma non è facile trovarla; soprattutto non la si trova con la testa
Allenarsi all’istinto (grazie sig. Jarrett)
Richiamare l’intuizione
Non confondere la fretta con la velocità
Lavorare duro. Ma fermarsi quanto è necessario (le pause sono necessarie in uno spartito. Miles era il migliore al mondo a far suonare le pause)
Sperimentare sperimentarsi
Guardare negli occhi delle persone più che si può
Dire non lo so quando non sai una cosa
“e smetterla di lamentarsi” (grazie Sommolorè!)
Sentire che le cose belle della vita, quelle veramente belle, hanno una fortissima componente spirituale (la musica, i colori, le impressioni, il gusto, l’amore)
Sentirsi
Smetterla di pensare di conoscersi. Non è ancora vero
Cercare di conoscersi
Trasformare bene la propria energia (come?)
Accettare di dover fare la cacca
Vivere in un sano disordine ogni tanto non fa male
Sentire la voglia di mettere in ordine
Stare a tempo, anzi (man)tenere il tempo, non in modo rigido, non in modo morbido, ma nello stesso modo con cui terresti tra le mani un pulcino
Non essere schiavi del tempo
Non essere schiavi
Essere
Stare attenti. Allenarsi all’attenzione (che cos’è l’attenzione?)
Attendere. A volte sei in ascensore. Le porte chiuse. Va su o va giù. Tu non puoi che attendere. A un certo punto però le porte si aprono e devi camminare
Camminare per 8 ore di fila senza fermarsi
Scrivere la parola amore usando il corpo come matita e i reticoli delle strade di una grande città come foglio (grazie sig. Auster)
Fare tutto con l’altra mano per un giorno
Stare in campana
Ricordarsi
Ricordarsi di ricordarsi

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Mi

Novembre 19th, 2008 by lorenzo

sono stato a milano e ultimamente ogni cosa bella che faccio la guardo subito anche in prospettiva di ORLANDO.Sono stato allo IULM a fare una conferenza sulla musica e il video e c’erano ragazzi davanti a me che studiano per fare mestieri dove c’è di mezzo l’inventiva e credo che Orlando sull’inventiva abbia qualcosa da dire.
Ho incontrato Moni Ovadia perchè ho partecipato a un suo progetto per le scuole lagato alla memoria della Shoa.Sessantenne dall’occhio limpido e dal genio intatto.Cibo per la mente e per il cuore.La cura delle cose.Nel dolore che uno si porta appresso inevitabilmente ci si può stare con gioia,con una risata a volte,con un scatto di muscoli e braccia verso il cielo.

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bruno de franceschi al lavoro

Novembre 11th, 2008 by lorenzo

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le salite di cortona

Novembre 11th, 2008 by lorenzo

a cortona c’è una sola strada pianeggiante
il resto sono salite e quindi discese
una volta qualche anno fa io la teresa (quando ancora non andava alle elementari) abbiamo tentato di creare una pozione che versata sulle salite le trasformava in discese.Abbiamo usato acqua piovana e altri ingredienti segreti e…funzionava.Giuro che funzionava,La versammo sulla slaita di santa chiara e…tac si trasformò in una discesa e non facevamo più fatica a tornare a casa dall’asilo.
ora non mi ricordo esattamente la formula perchè poi non ce la segnammo su nessun quaderno e anche perchè credo che questa pozione non sia una sostanza stabile e quindi va ricreata continuamente.
Comunque sono cose che possono succedere.
Venerdì e Sabato i personaggi di ORLANDO si sono incontrati per poi come è giusto ritornare ognuno alla propria linea narrativa.La sosrtanza non è stabile ma la Pozione si può fare e si possono anche allaragare gli usi possibili.

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sta stando (by dario paini)

Novembre 10th, 2008 by lorenzo

Sta Stando
Sto pensando che le case vivono di più dell’uomo che ci vive.
Tra 150 anni tutti i luoghi del mondo saranno abitati da altre persone.
Sto pensando alla percezione del tempo che noi esseri (più o meno) umani abbiamo. Un secondo dura un secondo, lo sentiamo come un secondo. E allo stesso modo un anno dura un anno. Per una stella un anno dura meno di un respiro di un colibrì, un secolo è ancora poco. Per una casa anche. Non come una stella ma neanche come un uomo…
Sto pensando alla Fortezza (qualcosa di nuovo per me che non la conoscevo) che è lì da un sacco di tempo, ma forse per lei è solo passato il tempo necessario per diventare qualcosa d’altro. Un periodo di transizione. In fondo una grossa nave ha bisogno di tempo per cambiare rotta.
C’è una processione di eventi lenta e velocissima che porta inevitabilmente al tempo presente.
Che cosa facciamo ora? E’ la domanda giusta? Non lo so. Che cosa siamo ora? Già meglio. Come relazionare la nostra percezione del tempo con quella di una casa, che vive più di noi? Come rispettarla e allo stesso tempo “invaderla” con sane idee per farla vivere in un altro modo? Dobbiamo chiederle il permesso. In fondo entriamo in un corpo e la cosa mi sa di violenza se lo fai senza pensare e senza sentire.
L’altro giorno mi ha scritto Lorenzo e mi ha detto: “dobbiamo andare lassù insieme e sentire le cose col corpo”.
Dobbiamo sentire con il corpo le cose che ha da dirci Lei. Poi agiremo di conseguenza.
Lei e suo marito, il Genius Loci!
Entrare in un posto e farsi consigliare da Lui è un’esperienza quasi mistica, perchè il linguaggio non è quello ordinario, e non parte dalla testa… Ed è un dialogo se solo siamo capaci di ascoltare e di parlare con quel linguaggio.
Mi chiedo se sarò all’altezza, è inevitabile pensarlo (Lore, mi sento un po’ stupido…). Ma poi il passo va fatto e sentito. Se sarò lì nel suo e nel nostro tempo allora sarò all’altezza, altrimenti no.
Il posto, come un vecchio nonno, ti racconta la sua storia e tu la ascolti, non per addormentarti e sognare, ma per permettere un collegamento preciso e profondo con la storia che ti ha portato fino a qui. Ora.
Difficile ma inevitabile.

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perchè il bagno suona speciale?(by dario paini)

Novembre 10th, 2008 by lorenzo

Bathroom Acoustics
Why is it that singing in the shower or tub is such a satisfying experience (to the singer,
at least)? Because here one’s voice sounds richer, fuller, and more powerful than anywhere else!
The case of the bathroom baritone clearly illustrates the effect of resonance in a small
room and the resulting reinforcement of sound at certain frequencies
related to the dimensions of the room. Exciting the air in the bathroom at
frequencies far removed from these characteristic frequencies results in
weaker sounds, except at multiples of these frequencies, where the effect
can be very much like that at the lowest natural frequencies.
The person singing in the bathroom is, in a sense, inside a Helmholtz
resonator or an immense organ pipe, but with one important difference;
it is now a three rather than an essentially one-dimensional system like
the pipe. The hard walls of the bathroom are highly reflective. There is
a characteristic modal frequency of resonance associated with the
length, another with the width, and still another with the height of the
bathroom. In the case of the cubical bathroom, all three modal frequencies
coincide to give a mighty reinforcement to the baritone’s voice at
the basic characteristic modal frequency and multiples of it.

[da: A. Everest - Master Handbook of Acoustics]

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Novembre 7th, 2008 by lorenzo

ci domandiamo spesso come noi ci relazioniamo con la tecnologia.è arrivato il monento di chiederci come la tecnologia si relaziona con noi.Come ci vede un computer?

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