OrlandoLab è un progetto multitasking per un luogo nella Fortezza di girifalco a Cortona e Altrove. WORK IN PROGRESS >>

running flowers

Gennaio 13th, 2009 by giacomo

 

Scendendo a valle da Nuwara Eliya (Sri Lanka) un mazzo di fiori gialli ha affiancato il nostro piccolo bus, con un urlo da brivido, simile forse all’ “urlo del sommergibilista” di cui una volta mi raccontò Enzo Fileno Carabba.
In quel paesaggio del tè bellissimo ed artificialissimo voluto dai colonizzatori inglesi, Lalith si guadagna da vivere raccogliendo fiori che compone in mazzi, per venderli inseguendo a piedi i bus lungo i tornanti successivi, ed emettendo quel suo urlo senza eguali.
In pratica ogni giorno percorre più volte il fianco della montagna lungo i sentieri di massima pendenza, e così intercetta almeno tre o quattro volte lo stesso bus, e non è difficile che qualche turista compri i suoi fiori.

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buon anno

Dicembre 25th, 2008 by lorenzo

Il 2008.Pare che quest’anno il mondo arrivi alla fine del suo giro intorno al sole molto diverso da come era quando è passato di qui un anno fa.A parte il mio caso specifico che non fa testo mi pare che questo sia stato un anno importante.Bisesto fa rima con funesto ma è solo una faccenda di rime.Io che con le rime ci lavoro lo so bene che la rima quasi sempre guida il contenuto.Nel senso che si dice che l’anno bisesto sarà funesto fondamentalmente solo perché fa rima,perché onesto sarebbe stata una pessima rima,modesto non funziona,molesto non è molto diverso da funesto ma funesto funziona di più.Poi succede che l’anno è come sempre un misto di tutto quello che succede,né più ne meno.Quest’anno ne sono successe un sacco.A parte il mio caso specifico che non fa testo,anche se “fa testo” fa rima con bisesto,il mio anno bisesto ha fatto testo,è stato un anno “manifesto” (altra rima ma meno chiara)e di questo ringrazio il cielo e chi lo abita,e anche la terra e chi si trova ad abitarla anche se solo di passaggio come tutti.E ringrazio la musica nello stesso modo in cui ringrazierei l’aria,che senza di lei non si vive ma quando uno vive non pensa mai all’aria.
Quando ci pesni vuol dire che manca.In genere.

Quella che mi pare una bella eredità che ci lascia quest’anno che muore è un nuovo senso dell’UTOPIA generato proprio da questa perdita di senso di tante cose che fino a pochi mesi fa sembravano il fondamento stesso della nostra esistenza come sistema economico sociale.Quella visione dal corto respiro che negli ultimni anni ha guidato le macrostrutture è arrivata in fondo alla sua corsa.In giro c’è qualcosa di meglio,di più nuovo e anche di “più meglio”.Non è solo Obama,non fraintendetemi,Obama è un interprete,la musica è nell’aria.

Ho fatto una pausa mi sono tolto le scarpe con le quali sono andato al pranzo di Natale e ora sono di nuovo di fronte alla mia schermata di computer.Ascolto un disco di Q-tip,un rapper americano.Anche nel rap americano mi sembra che si siano messi in viaggio alla ricerca di qualcosa di nuovo.Di un nuovo sguardo UTOPICO nella loro musica.Le cose così come stanno hanno rotto le palle anche a se stesse,c’è voglia di un nuovo Re.Bisogna fare il funerale a questo anno passato e rivolgere lo sguardo verso quello che sta arrivando di nuovo.

Oggi parlavo con un esperto di economia.Mi diceva che una possibilità di uscita dalla crisi potrebbe essere quella di bombardare i paradisi fiscali.Non serve detassare gli straordinari,diceva lui,se non c’è lavoro non servono straordinari,quindi sarebbe una misura di pura propaganda senza effetti reali (e questo esperto non è un comunista o un rivoluzionario,ma una persona che si occupa di borsa ecc.).Questo per afre un’esempio.Non bisogna bombardarli veramente i paradisi fiscali tipo le isole cayman o montecarlo,non servirebbe a niente,ci mancherebbe altro,ma quella è una metafora per dire che sarebbe bello recuperare una visione UTOPICA delle cose:Immaginare un luogo più bello per noi e per le generazioni future.Un vivere migliore,un tempo più ricco,uno spazio più condiviso ,più nostro in senso stretto.IMMAGINARE.Lo scrivo in grande perché è una parola grande che ha bisogno di grandi lettere.
E la ripeto :IMMAGINARE.

E’ stato un anno in cui sono successe tante cose,più cose che negli altri anni non vi pare?A me pare di si.Forse è solo un’impressione data dal fatto che sono successe a me ma non ne sono sicuro.
Guardatevi intorno.Non vi pare anche a voi che il mondo stia mutando?Che certi valori stiano veramente saltando in aria?C’è qualcosa di nuovo a galla sulla superficie della nostra percezione delle cose.Io lo leggo come un bisogno di UTOPIA e lo strumento dei pazzi costruttori di utopie è l’IMMAGINAZIONE.Questo bisogno di UTOPIA non supportato da ideologie totalizzanti è una cosa fantastica,sarebbe un peccato lasciarselo scappare.E’ come un segno di guarigione,si fa bene a dargli ascolto,ad assecondarlo.Se vedi che ti fa bene bere una spremuta al mattino è segno che al mattino bisogna mettersi alla ricerca di una spremuta,è un buon inizio,fino a quando non avverti che la spremuta comunica a farti acidità,e allora ci si mette in cerca di altro.Di quello che fa bene.
Sto divagando.
Pensavo a quest’anno che finisce e a un nuovo numero nei nostri calendari per altri dodici mesi.Non possiamo sapere come saranno i prossimi dodici mesi ma immaginarli non può farci nessun male.Con il vantaggio che oggi non abbiamo a nostro falso supporto dogmi ideologici di nessun tipo.Siamo come viandanti lungo la strada.Anzi in realtà non abbiamo nemmeno la strada,solo panorami,più o meno aperti.I viandanti hanno da procurasi cibo e riparo,giorno per giorno perché più accumuli bagaglio e più sarà difficile procedere con una certa agilità,essere pronti a tutto.
IMMAGINAZIONE.Questa parola è una mutazione della parola UTOPIA.
IMMAGINAZIONE non vuol dire poco senso della realtà.IMMAGINAZIONE è IMMAGINE e AZIONE,l’azione governata dalle immagini che la nostra mente genera.Più le immagini sono ricche e vitali e potenti ed energetiche e più lo saranno le azioni.Se non c’è immagine di conseguenza non ci sarà azione e senza azione c’è la morte dell’organismo,corpo umano o sociale che sia.Parlo troppo.Combino pasticci.

Praticare l’immaginazione (non IMMAGINAZIONE AL POTERE come dicevano i vecchi ma POTERE ALL’MMAGINAZIONE) è una delle cose che questo tempo ci chiede di fare.Recuperare il senso dell’UTOPIA attraverso l’immaginazione.
E mettersi in cammino,ancora una volta,con i sensi spalancati e il cuore pieno di desiderio.

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Buone feste!

Dicembre 23rd, 2008 by giacomo

Bangui, 13 Dicembre 2008. E’stata una transumanza: un coccodrillo, un elefante, una giraffa, un rinoceronte, un gorilla; questi sono gli animali in rattan che serviranno da gioco per la clinica. Siamo andati a radunarli a Pk 12 nella periferia più povera di Bangui dove sono stati realizzati.
Appena arriviamo si capisce subito che sarà un avvenimento: un nugolo di bambini ci viene incontro vociando. Poi come una cosmogonia animale appaiono tutti radunati in mezzo alla casette in terra cruda. In questo clima natalizio sembra un presepe. C’è un’allegria indescrivibile. Foto di gruppo, in un vociare confuso. Poi inizia la vera impresa. In puro stile africano carichiamo tutto sul tetto del nostro fuoristrada. E’ una scena surreale: una macchina che trasporta un elefante con la proboscide rivolta verso il davanti circondata da un numero infinito di bambini “pesci pilota”. Altre foto, risate di complicità. Poi si parte. Dodici chilometri alla “Fitzcarraldo”, lentissimi per non perdere il carico passando per tutta Bangui. La gente applaude, ride, ci segue. Una di quelle cose memorabili per cui vale la pena essere qui e per cui verremo ricordati.
raul*

*Raul Pantaleo è architetto, autore tra l’altro dell’Ospedale di Emergency a Karthoum al quale ha dedicato il diario di cantiere “Attenti all’uomo bianco”, Eleuthera 2007.
Il Centro pediatrico di Emergency a Bangui (Rep.Centrafricana), cui è relativa l’email qui sopra, verrà inaugurato il 20 gennaio 2009.
Un forte abbraccio al formidabile raul!

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’round Italy

Dicembre 18th, 2008 by giacomo

Tre giorni fitti fitti a Reggio Calabria in commissione di concorso, Facoltà di architettura. Dodici candidati presentano i curricula e sostengono tre prove, due scritte ed una orale; dei dodici, almeno dieci decisamente all’altezza della situazione per aver fatto lavori interessanti, partecipato a mostre importanti, supportato la didattica nel tempo; tutti dimostrano grande attenzione di ricerca sui temi del paesaggio (in particolare tra Calabria e Sicilia), qualcuno essendo anche riuscito ad aprir dialogo con altri paesi del Mediterraneo. Insomma persone serie e mature, cresciute grazie a una Scuola tenuta da Colleghi altrettanto seri e capaci in una sorta di fortezza che sovrasta la città, quasi eremo in un contesto innegabilmente difficile (a dir poco); ora, per gli almeno DIECI candidati all’altezza della situazione, il posto è UNO e la prospettiva di nuovi concorsi è quasi ZERO.
Che formare queste human resources sia costato 250/350mila euro per ognuno (più le spese dirette), questo non vien considerato, né che le loro capacità potrebbero generare ricchezza per un Paese che nel tempo ha incoscientemente lavorato alla distruzione del paesaggio.
Per il viaggio di ritorno in vagone-letto (unico mezzo per arrivare in tempo, stante la situazione peculiare degli aerei, ad un appuntamento fissato in mattinata) ho undici ore di ritardo, perchè un pezzo di paesaggio ha ceduto, è venuto giù tappando una galleria e la litoranea tirrenica è off; così passiamo per Bari, risalendo la costa Adriatica piena di condomini degli anni ‘60, alcuni mai finiti altri tuttora in costruzione comunque sempre uguali a quelli degli anni ‘60, come i capannoni industriali dismessi e quelli che continuano a crescere: “Mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che…”.
Il tema di concorso: “TERRITORI DI MIGRAZIONE vs. PAESAGGI DI IDENTITA’ quali limiti di campo per una pratica sostenibile del progetto di architettura etc.”

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Palladio 500

Novembre 30th, 2008 by giacomo

Oggi 30 novembre, 500 anni fa, a Padova riceveva il battesimo Andrea di Pietro della Gondola, per gli amici Andrea Palladio. Di umile nascita, costruì almeno una sessantina di edifici gran parte dei quali ancor oggi dicono del suo straordinario talento di artefice, e mai fu ricco.
Ho avuto la fortuna, questa settimana, di visitare a Vicenza la mostra www.palladio500anni.it (che sarà poi in tour Londra-Barcelona-Madrid) con la guida di Howard Burns e Amedeo Belluzzi (il quale sta peraltro collaborando al nostro laboratorio di tesi di laurea sulla Fortezza cortonese): in pratica un duetto live strepitoso, da un assolo ad un altro, dai ragionamenti sul Palladio dell’architettura colorata – ben diverso da quello candido al quale siamo abituati – fatti su un certo Canaletto esposto per l’occasione, alle osservazioni per disegno e per modello sulle differenze tra quanto documentato dai progetti e quanto effettivamente realizzato, fino al “Palladianesimo mediterraneo”, considerando la possibile influenza che l’architettura di Palladio esercitò – per il tramite del suo cult-book, i “Quattro libri” (1570) verosimilmente veicolati dal Console veneziano Marcantonio Barbaro - sul grande architetto di Costantinopoli, Sinan.
Chiude la mostra un bel ritratto maschile firmato da El Greco, che Lionello Puppi ritiene ritratto del Nostro.
Per me, trovo geniale che Palladio, di gran lunga l’architetto più imitato al mondo, legato da amicizia e reciproca stima ad un altro grande artista del periodo, Giorgio Vasari - si sia interessato pochissimo alla forma delle fortezze, che pure allora erano al centro del dibattito disciplinare: riteneva che mai nessuna fortificazione, comunque disegnata, avrebbe resistito all’assalto di un esercito ben guidato ed organizzato; perciò illustrò i Commentari di Cesare, qualche tempo dopo (pare) studiati da Kubrick per il suo Spartacus (1960).
Andrea Palladio, con alcuni amici umanisti che per innovare un logoro presente seppero ripartire dall’antico, fu membro dell’Accademia Olimpica – della quale realizzò la sede, il magnifico Teatro Olimpico – a suo modo Bauhaus, ovvero Factory, o perfino OrlandoLab.

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umberto angelini al lavoro

Novembre 29th, 2008 by lorenzo

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Claude Orlandista onorario

Novembre 23rd, 2008 by lorenzo

solo per ricordare a tutti noi che questa settimana compie 100 anni CLAUDE LEVI STRAUSS.
A lui il titolo di Orlando Onorario!!!

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R-esistere (by DARIO PAINI-l’ingegnere acustico)

Novembre 20th, 2008 by lorenzo

In treno, di ritorno da Cortona, dove i fortezzari si sono riuniti per sentire le cose e tradurle pian piano in idee linee cose.
Sto scrivendo sul mio taccuino, a mano (è così liberatorio potersi permettere di non usare il computer ogni tanto); magari sul treno è un po’ più difficile… è come se qualcuno ti desse continuamente degli spintoni sul gomito, porcaeva).
Ma resisto.
La parola “resistenza” è entrata di prepotenza in questa fase della mia vita. Non quella della guerra, di cui in fondo non so nulla. Qualcosa d’altro. Da Wikipedia ho letto che la resistenza è la capacità degli uomini di sopportare la fatica. Sopportare, che non è reagire. E’ qualcosa di oltre. E’ come lo zero tra il +infinito e il – infinito…
Resistenza è dire: le cose vanno così? Ok, io continuo a perseguire un fine che è fare le cose al mio meglio, con una coscienza serena. Indipendentemente da mode, lune, menate. Se ne parlava a tavola proprio ieri, il Lore ha ripescato una frase di Calvino che andava proprio in questa direzione.
Fare del mio meglio.

Resistenza significa:
Rimettersi in discussione ogni volta che un cambiamento è necessario
Essere umili
Cercare e sentire i proprio talenti. E quelli degli altri
Usarli
Sentire di potercela fare ma senza diventare presuntuosi
Non fare nulla se si sente che non c’è nulla da fare
Pensare che l’idea migliore non è dentro di te ma nasce grazie all’interrelazione. L’idea è nell’aria, noi portiamo un pezzo del puzzle. Una lampadina si accende quando i fili + e – sono collegati a una sorgente di energia, e se c’è il filo gialloverde è meglio, ti aiuta a tenere i piedi per terra.
La soluzione è semplice, ma non è facile trovarla; soprattutto non la si trova con la testa
Allenarsi all’istinto (grazie sig. Jarrett)
Richiamare l’intuizione
Non confondere la fretta con la velocità
Lavorare duro. Ma fermarsi quanto è necessario (le pause sono necessarie in uno spartito. Miles era il migliore al mondo a far suonare le pause)
Sperimentare sperimentarsi
Guardare negli occhi delle persone più che si può
Dire non lo so quando non sai una cosa
“e smetterla di lamentarsi” (grazie Sommolorè!)
Sentire che le cose belle della vita, quelle veramente belle, hanno una fortissima componente spirituale (la musica, i colori, le impressioni, il gusto, l’amore)
Sentirsi
Smetterla di pensare di conoscersi. Non è ancora vero
Cercare di conoscersi
Trasformare bene la propria energia (come?)
Accettare di dover fare la cacca
Vivere in un sano disordine ogni tanto non fa male
Sentire la voglia di mettere in ordine
Stare a tempo, anzi (man)tenere il tempo, non in modo rigido, non in modo morbido, ma nello stesso modo con cui terresti tra le mani un pulcino
Non essere schiavi del tempo
Non essere schiavi
Essere
Stare attenti. Allenarsi all’attenzione (che cos’è l’attenzione?)
Attendere. A volte sei in ascensore. Le porte chiuse. Va su o va giù. Tu non puoi che attendere. A un certo punto però le porte si aprono e devi camminare
Camminare per 8 ore di fila senza fermarsi
Scrivere la parola amore usando il corpo come matita e i reticoli delle strade di una grande città come foglio (grazie sig. Auster)
Fare tutto con l’altra mano per un giorno
Stare in campana
Ricordarsi
Ricordarsi di ricordarsi

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Mi

Novembre 19th, 2008 by lorenzo

sono stato a milano e ultimamente ogni cosa bella che faccio la guardo subito anche in prospettiva di ORLANDO.Sono stato allo IULM a fare una conferenza sulla musica e il video e c’erano ragazzi davanti a me che studiano per fare mestieri dove c’è di mezzo l’inventiva e credo che Orlando sull’inventiva abbia qualcosa da dire.
Ho incontrato Moni Ovadia perchè ho partecipato a un suo progetto per le scuole lagato alla memoria della Shoa.Sessantenne dall’occhio limpido e dal genio intatto.Cibo per la mente e per il cuore.La cura delle cose.Nel dolore che uno si porta appresso inevitabilmente ci si può stare con gioia,con una risata a volte,con un scatto di muscoli e braccia verso il cielo.

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bruno de franceschi al lavoro

Novembre 11th, 2008 by lorenzo

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